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Pandoro di Verona

 
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Che Natale sarebbe senza Pandoro di Verona?

È stato il padre della psicanalisi Sigmund Freud a intrattenersi sul «piacere dell’oralità». Intesa non solo in senso sessuologico, ma anche sul versante della golosità, specialmente nei confronti dei cibi dolci e dei dolciumi in genere. E pare assodato che Freud di proprio pugno abbia stilato addirittura delle «ricette», nelle quali viene esaltato il piacere connesso con la voluttà di mangiare dolci. Dolci che concludono in bellezza i pranzi canonici delle festività, e racchiudono in sé una tonalità affettiva. 

Fuori dalla divagazione, siamo tutti in trepida attesa di affettare il classico dolce natalizio: il Pandoro di Verona. Voluttuoso tronco di cono, con sezione trasversale a stella, emblema di Verona. Questo dolce storicamente si rifà a due scuole di pensiero. C’è chi lo fa risalire alla tradizione pasticcera della casa reale degli Asburgo, e chi alla Repubblica Veneta del Rinascimento. La tavola riccamente imbandita di quei tempi proponeva cibi ricoperti da un sottile strato di foglie di oro zecchino, che troneggiavano specialmente su un dolce al centro del desco, che metteva in bella vista un velo dorato. Era appunto il «Pan de Oro», da cui derivava la denominazione definitiva Pandoro. 

Gli ingredienti erano quelli tuttora impiegati dai nostri maestri pasticceri: farina selezionata doppio zero, zucchero, aromi di vaniglia, buon burro di montagna, uova che conferivano al dolce il tipico aspetto dorato. Un impasto particolare e una lievitazione accurata, conferiscono alla fetta struttura soffice e alveolatura minuta ed uniforme. Una «cascata» di zucchero a velo lo ricopre e incanutisce, conferendogli un aspetto nevoso che s’intona alla stagione natalizia.

La definizione gastronomica del prodotto da forno « Pandoro di Verona », inteso in senso doc, è la seguente: prodotto dolciario a pasta morbida, ottenuto per lievitazione naturale. Forma a tronco di cono, con sezione a stella ottogonale e con superficie esterna non crostosa. Aroma e profumo caratteristici. Per lievitazione naturale si intende impiego di lieviti che operano su amidi e zuccheri, formando microcellule di gas, che scaldate in forno aumentano la massa dell’impasto. A ciò contribuisce anche la presenza di lattobacilli, simili a quelli dello yogurt.

Indagini merceologiche indicano che 31,7 milioni di italiani, a Natale, consumano Pandoro di Verona. Il 70 per cento dei connazionali dichiara che «senza Pandoro di Verona il Natale non è davvero completo».

la Carta d'identità chimica nutrizionale del Pandoro di Verona. Una fetta da 100 grammi contiene: 10 grammi di proteine vegetali; 30 grammi di grassi (prevalentemente burro); zuccheri semplici e composti 50 grammi; uova. Oligoelementi minerali e vitamine. Valore calorico per 100 g 450 calorie.

L'elogio nutrizionale del pandoro. Fatto debito riguardo per le persone diabetiche e dismetaboliche con tendenza all’arteriosclerosi, la voce pandoro ha sicuro pregio energetico-nutrizionale. Indicato nelle persone attive, nei ragazzi in crescita evolutiva, negli sportivi. La digeribilità della fetta è buona, e non richiede eccessivo lavoro dell’apparato gastroenterico e del fegato. 

Dal quotidiano di Verona " L'Arena "
giorno: Martedì 18 Dicembre 2001 
Scritto da: Roberto Morgante 
Rubrica: LA NOTA MEDICA 


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