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Area 3: Prospettive di mercato del
vino Valpolicella
Allegati: Articoli da winereport.com
STATO ATTUALE E PROSPETTIVE DI MERCATO DEL VINO VALPOLICELLA
Dai primi anni '80 in cui c'è stata la riscoperta del vino rosso Valpolicella (Superiore Amarone e Recioto) il mercato di questa tipologia di vini ha sempre presentato una curva positiva di produzione, che coincide con un aumento costante delle vendite.
Il mercato da qualche anno sta decisamente puntando su questo vino rosso, soprattutto sui due prodotti ottenuti dall'appassimento delle uve
(Amarone e Eecioto ) e prova ne è il fatto che le maggiori fiere internazionali del vino abbiano lesinato elogi per questi vini fino a portarli a competere con i migliori vini toscani e piemontesi.
Le richieste arrivano dall'Italia (quindi il mercato interno) ma soprattutto dall'America dove questa tipologia di vino è principalmente esportata.
Le prospettive di mercato sono decisamente rosee dato che la qualità del prodotto va sempre migliorando e l'utilizzo del vino DOC in bottiglia sta decisamente riprendendo quota.
La lettura di alcuni articoli specialistici ha confermato le impressioni avute dai maggiori produttori di vini Valpolicella contattati.
Qui si presentano i tratti principali degli articoli visionati:
· Articolo tratto da " Quale futuro per il Valpolicella superiore?" , Winereport.com;
"Secondo Gaspari il Valpolicella superiore dovrà invece essere il vino del futuro, il vino su cui le aziende valpolicellesi dovranno lavorare con maggiore impegno. Per fare questo sarà indispensabile tratteggiare un chiaro e convincente identikit di ciò che il Valpolicella superiore dovrà essere, trovare una via mediana tra la strada di quel Valpolicella base di stile e taglio quotidiano che rappresenta, soprattutto all'estero, e l'idea più diffusa e riduttiva del vino Valpolicella. In attesa di poter raggiunge questa "autonomia" e di aver seriamente deciso cosa fare da grande il Valpolicella superiore oggi dimostra di vivere una fase "sperimentale", di aggiustamento, di ricerca di espressioni ed identità nuove. Una sperimentazione che, purtroppo, al momento attuale paga, in tutti i sensi, il consumatore che di fronte ad una quindicina di bottiglie che riportano tutte in etichetta la dizione Valpolicella superiore, e dal prezzo di vendita non inferiore alle 15-18 mila lire, finisce col trovarsi di fronte ad almeno tre - quattro tipologie di vino profondamente diverse e prive di quell'indispensabile filo rosso che dà peso e credibilità alla denominazione.
Franco Ziliani
· Articolo tratto da " l'Amarone secondo Patricia Guy"
…La conoscenza della Valpolicella e dei suoi vini, proprio in un momento in cui la magnifica terra celebrata dal marchese Scipione Maffei nel Settecento si risvegliava da un lungo e colpevole torpore. E assisteva, quasi incredula dapprima, poi via via più consapevole della fortuna che le toccava in sorte, all'improvvisa, imprevista fortuna dell'Amarone, un vino sul cui futuro, sino all'avvento della straordinaria annata 1990 e alla "scoperta" da parte del mondo intero,… Diventato da un anno all'altro un vino "mito", a livello dei più celebrati grandi rossi italiani, dal Barolo al Barbaresco al Brunello di Montalcino, e trasformatosi in un prodotto "must", conteso nelle sue migliori espressioni da ristoranti ed enoteche…
…La diversità che oggi si riscontra nel panorama dell'Amarone molto positiva, perché l'Amarone, nascendo da uve diverse tra loro, dà naturalmente vita a vini che giocando su un tema comune, l'appassimento delle uve, sono tra loro differenti. Personalmente, pur essendo convinta che la Corvina e in misura minore il Corvinone resteranno prevalenti nel vino e continueranno a segnarne il carattere peculiare, non sono contraria, nei limiti previsti dal disciplinare di produzione, ad uvaggi aziendali che caratterizzino ulteriormente i vini, diano loro un pizzico di personalità in più e diventino in qualche modo vini di nicchia.
…
…Perché volendo scrivere un libro su un grande vino rosso italiano hai scelto proprio l'Amarone e quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato nel raccontare questo vino tanto particolare ai lettori stranieri ?
Ho scelto l'Amarone proprio per la sua unicità, perché un Amarone ben fatto mostra una tessitura speciale e inimitabile, un gusto vellutato estremamente attraente, un naso dove il carattere speziato è dato direttamente dal frutto e non dal legno. Vere difficoltà nel descriverlo non ne ho incontrate, soprattutto considerando che oggi circa l'80% della produzione di Amarone è destinata all'export e che nei Paesi che non possono vantare una tradizione produttiva molto antica, o che non sono produttori, c'è un'enorme disponibilità a capire i vini, a smontare i meccanismi.
L'Amarone è un grande vino, ma i produttori devono sforzarsi di lavorare insieme, superare le attuali divisioni, unire le loro forze nell'interesse generale, far crescere la Valpolicella tutta, smetterla di parlare di un'autentica vocazione solo per l'area della Valpolicella classica, perché il caso Dal Forno, ad esempio, dimostra che anche nella cosiddetta "zona allargata" si possono fare grandi vini. Solo negli ultimi anni, inoltre, ci si è convinti dell'esigenza di migliorare la base ampelografica, i vigneti destinati all'Amarone e si è capito che non tutte le uve sono valide per produrre Amarone, che occorre procedere ad una decisa selezione delle migliori o, meglio ancora, decidere a monte da quali vigneti ottenere Amarone e da quali produrre Valpolicella.
Non credo pertanto che quella dell'Amarone possa rivelarsi solo una "moda" passeggera, perché la diversità da tutti gli altri vini prodotti nel mondo rende l'Amarone unico e prezioso, un vino che chiunque si abitui a gustare, rimanendone conquistato, è molto difficile abbandoni per sostituirlo con un altro…
· Articolo tratto da "il vino italiano narrato ai danesi"
…i migliori vini italiani si stanno timidamente facendo strada nei nuovi ristoranti, internazionali e italiani, che continuano a sorgere a Londra e altrove. Finalmente sembra apparire una sorta di entusiasmo per quel che l'Italia ha da offrire e per la sua peculiarità. Finalmente gli inglesi sembrano essersi convinti che un vino italiano non deve necessariamente essere mediocre di qualità e di prezzo. E quindi c'è da sperare bene…
…La nascita e il progressivo sviluppo dei mercati del Nord Europa, di Paesi scandinavi come Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca, ha rappresentato, negli ultimi dieci anni, uno dei fenomeni più interessanti per il vino italiano e uno dei motori più robusti per incrementare ulteriormente la vocazione all'export di tante nostre denominazioni di origine note e meno note.
Qual é l'andamento delle importazioni e della commercializzazione di vini italiani in Danimarca ?
Il vino italiano in Danimarca rappresenta l´8,9% del mercato e si trova al terzo posto dopo Francia, con il 41% e la Spagna con il 23%, poco prima di Germania e Cile, rispettivamente con 6,9% e 6,8%. In Svezia la situazione é decisamente migliore ed in Norvegia é in forte ascesa, però mi mancano i dati statistici precisi. In Danimarca il mercato é libero, mentre in Norvegia e Svezia c'è regime di monopolio per quanto riguarda la distribuzione ai privati…
Anche la speciale attenzione per l'Amarone si può spiegare con la sua corrispondenza a queste caratteristiche ?
L'Amarone é un vino che presenta le caratteristiche organolettiche che - come visto - incontrano il gusto dei danesi - ma direi degli scandinavi in generale. L'esplosione dell'Amarone cinque sei anni fa fu anche dovuta al fatto che il vino era a quel tempo poco noto, poco esportato e quindi sottovalutato. Ricordo ancora prezzi intorno alle settemila lire per vini invecchiati quattro-sei anni, e questo, dicevo, non più di cinque sei anni fa. Ora l'Amarone é arrivato al livello di prezzo che compete al vino, anche se si sta notando un certo calo sia di prezzo che, purtroppo di qualità, se si assaggiano Amarone al di fuori della ristretta cerchia dei dieci dodici "premier cru".
· Articolo tratto da "Luci e ombre per l'Amarone secondo Decanter"
Continua, senza soste, il successo dell'Amarone della Valpolicella, sui mercati esteri e le riviste enologiche internazionali testimoniano puntualmente questo momento di grazia con una serie di articoli e degustazioni.
In altre parole gli affascinanti vini vecchio stile, con un frutto asciutto e alta acidità volatile e altri di concezione decisamente più moderna, con un incredibile intensità di colore ed un profumo di frutti di bosco. E' una fase interessante nello sviluppo stilistico dell'Amarone, che fa capire come i vini moderni esagerino leggermente nell'uso del legno nuovo, mentre i più tradizionali hanno tendenza ad essere vini asciutti e con un'acidità volatile spiccata. La via di mezzo tra le due sensibilità sarà probabilmente lo stile su cui puntare con fiducia per il futuro".
Michael Garner
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